Il business model della sharing economy può portare la tua azienda o startup al successo. Questo modello ha indiscutibili vantaggi, ma se vuoi davvero sfruttarlo al meglio devi conoscerne anche i limiti. In questa guida troverai sia i pro che i contro dell’uso della sharing economy. Mettiti comodo: si parte.
PRIMA DI CONTINUARE LA LETTURA, LASCIA CHE MI PRESENTI:
sono Nicola Zanetti, fondatore di B-PlanNow, l’acceleratore che aiuta:
AZIENDE ad aumentare clienti, conversioni e marginalità con business model, marketing e funding.
STARTUP a trasformare idee in business scalabili, redditizi e finanziabili con business model efficaci, pitch deck persuasivi, business plan concreti e funding plan per attrarre capitali.
Se hai un progetto, posso farlo crescere davvero!
Sharing economy: significato e definizione

La definizione di sharing economy fa riferimento a un modello economico che si basa sulla collaborazione all’interno di una comunità di individui che usa una piattaforma online di tipo P2P (peer-to-peer) per la condivisione o lo scambio di beni o servizi.
La locuzione inglese peer-to-peer, in italiano traducibile come “da pari a pari” o “tra pari”, sta a significare che il trasferimento di dati, beni o servizi avviene tra soggetti “alla pari” e non da un’impresa a un individuo.
Rispetto al tradizionale modello di un’impresa che assume dipendenti e vende beni o servizi ai consumatori, il business model della sharing economy si distingue per il fatto che sono gli individui a scambiarsi i beni o i servizi e a condividere l’accesso a essi mentre all’impresa spetta il compito di facilitare le transazioni tra gli utilizzatori della piattaforma.
A livello più pratico, quindi, il modello di business della sharing economy si traduce nella condivisione di beni fisici o servizi tra privati all’interno di una piattaforma in cui c’è chi offre beni o servizi inutilizzati o utilizzati parzialmente e chi ha la possibilità di accedere a essi e utilizzarli senza acquistarli.
Collaborative economy e share economy: quali sono le differenze?
In molti utilizzano i termini “share economy” (in inglese, “economia della condivisione”) e “collaborative economy” (“economia collaborativa”) come sinonimi; in realtà, esistono alcune differenze tra questi due concetti.
I confini sono labili ma, tendenzialmente, la share economy è un tipo particolare di collaborative economy incentrato sulla condivisione di beni o servizi attraverso piattaforme online. Il concetto di collaborative economy, invece, ha un respiro più ampio e si riferisce a tutti quei modelli che cooperano condividendo beni, servizi, tempo e/o informazioni.
Come operano le piattaforme P2P e perché riducono gli sprechi
È opportuno a questo punto fare ulteriore chiarezza su un altro termine menzionato poche righe fa: peer-to-peer.
Una piattaforma P2P è un portale che agisce da intermediario tra “pari” che condividono beni, servizi o informazioni senza che ci sia un’autorità centrale a cui fare riferimento.
Le piattaforme P2P, promuovendo la sharing economy, contribuiscono a ridurre gli sprechi: in concreto, piattaforme di questo tipo ottimizzano l’utilizzo delle risorse e facilitano la condivisione di beni e servizi, riducendo in questo modo la necessità di produrre nuovi beni o di smaltire quelli inutilizzati (o utilizzati solo parzialmente).
Business model sharing economy: elementi chiave
Il modello di business della sharing economy presenta alcuni elementi chiave che lo contraddistinguono. Conosciamoli insieme.

Asset inutilizzati, community e ruolo della piattaforma
La sharing economy è un modello basato sulla creazione di una community di utenti legati da interessi comuni, a sua volta basata sulla fiducia reciproca tra tutti i partecipanti.
Le piattaforme digitali – siano esse comunità online o siti o app – hanno il compito di connettere gli utenti o le organizzazioni, facilitando la ricerca, la prenotazione e il pagamento dei beni/servizi e creando di fatto un nuovo mercato incentrato su di essi.
La sharing economy offre a chi vi ricorre la possibilità di guadagnare dagli asset inutilizzati, o sottoutilizzati, dal momento che consente di scambiarli o darli in affitto, concedendone l’accesso all’utilizzo (a prezzi spesso più contenuti rispetto al mercato tradizionale).
Approfondiremo meglio in seguito la differenza tra accesso e proprietà, distinzione che sta alla base del funzionamento del modello della sharing economy.
Flussi di ricavo: commissioni, abbonamenti, servizi ancillari
I flussi di ricavo della sharing economy derivano principalmente dalle commissioni che le piattaforme applicano sulle transazioni e dagli abbonamenti che gli utenti sottoscrivono per avere accesso a servizi ancillari o a funzionalità avanzate.
Le piattaforme per la sharing economy, però, hanno altre possibilità di alimentare i flussi di cassa: per esempio, possono mostrare annunci pubblicitari mirati ai loro utenti.
Tipologie ed esempi di shared economy
La sharing economy ha avuto un grande impatto in diversi settori. Nelle prossime righe troverai alcuni esempi di aziende che hanno raggiunto il successo proprio grazie a questo particolare modello.
Alloggi, mobilità, servizi freelance e co-working
AirBnb, la piattaforma che consente ai proprietari di immobili di affittare le loro case (o singole stanze) ai viaggiatori, è uno degli esempi più chiari e lampanti di come la sharing economy ha rivoluzionato il settore degli alloggi.
Anche la mobilità include alcuni esempi di successo: su tutti spiccano Uber, la piattaforma che mette in contatto autisti privati e passeggeri, e BlaBlaCar, il servizio di condivisione di automobili per i viaggi di lunga distanza.
Per quanto riguarda l’ambito dei servizi freelance è invece possibile citare Fiverr, che mette in contatto professionisti che offrono un servizio (a prezzi spesso contenuti) e potenziali clienti.
Anche gli spazi di co-working rientrano nella categoria sharing economy, ospitando al loro interno professionisti e startup che prendono in affitto le postazioni riducendo i costi e ottenendo benefici anche in termini di maggiore collaborazione.
P2P lending e fashion rental
Nell’ambito della shared economy è possibile citare anche il P2P lending, che consiste in una forma di prestito tra privati (o anche aziende) attraverso una piattaforma online, senza la necessità che ci sia un’intermediazione di una banca.
Anche il cosiddetto fashion rental rientra nella categoria sharing economy: consiste nella pratica di noleggiare abiti e accessori (spesso di alta qualità) per un periodo limitato di tempo, anziché acquistarli.
Vantaggi e svantaggi per utenti e imprese
Ci siamo: è arrivato il momento di analizzare nel dettaglio i pro e contro dell’utilizzo del modello della sharing economy.

Benefici: accesso vs proprietà, efficienza, scalabilità
Qualche riga più su ti avevamo promesso di approfondire la distinzione tra accesso e proprietà. Per farlo, ti chiediamo di riflettere su un aspetto: al giorno d’oggi, detenere la proprietà di un bene non è ormai più necessario, dal momento che ciò che è sufficiente e che conta davvero (anche perché, in gran parte dei casi, è più vantaggioso in termini economici e più pratico) è avere la possibilità di utilizzarlo quel determinato bene.
Questo concetto è uno dei principali vantaggi del modello della sharing economy. Ma non è l’unico.
Un altro beneficio, per esempio, riguarda la maggiore efficienza: questo modello massimizza l’utilizzo delle risorse già esistenti e a cui è possibile avere accesso (riducendo la necessità di produrne di nuove) e ottimizza spazi e tempi (ma anche competenze!) grazie all’ausilio delle piattaforme digitali.
La scalabilità è un altro grande pro: la flessibilità e l’agilità che contraddistinguono il modello della sharing economy, infatti, favoriscono la possibilità di crescere rapidamente e innovare in base alle rinnovate esigenze dell’azienda.
Criticità: regolazione, fiducia, impatti su lavoro e prezzi
Ti avevamo avvisato: non è tutto oro quel che luccica. Una delle principali criticità della sharing economy riguarda, nello specifico, la mancanza di regolamentazione che, in diversi ambiti (ti basti pensare agli alloggi o alla mobilità), può dar vita a vuoti legislativi, diseguaglianze legali (e, soprattutto, fiscali) e aspre controversie.
Quanto detto poc’anzi può avere conseguenze “favorevoli” in termini di prezzi (che possono risultare più bassi) ma anche ripercussioni negativi in termini di fiducia, dal momento che apre le porte del mercato a soggetti potenzialmente poco competenti o, al peggio, senza scrupoli.
Come progettare un modello di business sharing economy
Passiamo ora alla pratica: per validare un’idea di business e raggiungere il successo con la sharing economy devi seguire alcune regole precise.
Proposta di valore e meccanismi di fiducia/reputazione
Il primo step è quello che riguarda la scelta di cosa condividere: ricorda che può essere un bene fisico o un servizio, ma anche uno spazio fisico. Non è l’unica cosa che devi scegliere all’inizio: devi anche identificare i partecipanti (cioè, a livello pratico, chi offre il bene/servizio e chi ne fruisce) e la piattaforma tecnologica dove farli incontrare.
Fondamentale, poi, è individuare la Unique Value Proposition (e riuscire a comunicarla al meglio): tieni a mente a tal proposito che la possibilità di avere accesso a beni e servizi anche senza esserne in possesso crea notevoli benefici (economici e non solo).
La gestione della fiducia e della reputazione è un aspetto cruciale per il corretto funzionamento del modello di business della sharing economy. Non a caso, è rimasta celebre la frase di Rachel Botsman:
“La reputazione è la valuta della nuova economia”.
Il consiglio, in questo caso, è quello di implementare sistemi di recensioni così da consentire ai vari partecipanti di valutare le proprie esperienze all’interno della piattaforma. Non solo: è consigliabile anche predisporre strumenti finalizzati alla gestione di eventuali controversie, oltre a forme di garanzia e tutela dai rischi.
Compliance, qualità del servizio e politiche di sicurezza
La gestione della fiducia e della reputazione citata poc’anzi si collega anche al concetto di compliance, cioè quel processo attraverso il quale le piattaforme aderiscono e si conformano alle normative vigenti e a standard di sicurezza e procedure predefinite.
Nell’ambito della sharing economy questo aspetto è complicato dal fatto che, spesso, in alcuni settori la regolamentazione è del tutto assente o, nel migliore dei casi, in fase di sviluppo e, di conseguenza, soggetta a frequenti variazioni nel corso del tempo.
Metriche e crescita dell’ecosistema collaborativo
Monitorare, misurare e (eventualmente) correggere è la regola fondamentale se vuoi che il tuo processo funzioni in maniera corretta e ottenga risultati soddisfacenti.
Per la sharing economy ci sono alcune metriche in particolare da tenere sott’osservazione: oltre al numero di utenti e delle transazioni, un’attenzione particolare va riservata al cosiddetto repeat rate (tasso di ripetizione o fidelizzazione), che indica la percentuale di utenti che compiono acquisti ripetuti in un determinato periodo e che, in questo modo, dà una misura della loro “fedeltà”. Allo stesso modo, è importante misurare il retention rate, che mostra la percentuale di utenti rimasti fedeli in un determinato periodo di tempo.
Trend evolutivi
Quello della sharing economy è un mondo relativamente nuovo e, come tale, è destinato a evolversi ulteriormente in futuro; già oggi, però, è possibile individuare alcuni trend emergenti in questo ambito, dalla crescente attenzione alla sostenibilità all’integrazione di nuove tecnologie come IA, blockchain e Internet delle cose, passando per la tendenza a spostarsi sempre più verso servizi di condivisione di nicchia e specializzati.
In aggiunta a ciò una delle tendenze principali è quella della cosiddetta professionalizzazione delle piattaforme: il carattere di “occasionalità” che rappresentava il tratto distintivo (e più attrattivo) del business model della sharing economy ai suoi inizi si sta perdendo sempre più, complice il fatto che le piattaforme si stanno riempiendo sempre più di “professionisti” che trovano in essa la loro principale fonte di guadagno.
Vuoi leggere tutti gli articoli relativi alla fase in cui si trova il tuo business?


